Obiettivi del gruppo di lavoro

Con la pubblicazione del libro “La città fuori dalla città” il Gruppo di lavoro dell’INU sulla città diffusa ha concluso una fase di studio e ricerca sulla città della dispersione insediativa attraverso l’analisi di tre diverse realtà territoriali italiane (Marche, Toscana, Veneto) e la raccolta di una serie di saggi di riflessione sul fenomeno redatti da persone che in modo diverso hanno affrontato l’argomento.
Il titolo del libro allude  alla forma nuova – interagente con quella tradizionale - che la città è andata assumendo negli anni recenti: una città che non solo ha superato i consolidati confini storici – come era avvenuto con grande evidenza negli ultimi due secoli e come era molto spesso avvenuto anche nei secoli precedenti - ma ha altresì dimostrato di tendere a travalicare ogni tipo di confine e ad estendersi sull’intero territorio. Al fenomeno sono state attribuite varie denominazioni, da “città diffusa” a “città continua”, da “città infinita” a “metropolizzazione”, da “città dispersa” a “sprawl urbano” e molte altre, e la letteratura di settore se ne è occupata con crescente frequenza da oltre venti anni.. Si tratta non di un unico fenomeno, ma di fenomeni tra loro molto diversi per origine storica, caratteri strutturali, radicamento socio-economico, modi di funzionamento, articolazione territoriale, il cui elemento comune è costituito da una sorta di evaporazione/annullamento o, comunque riduzione all’irrilevanza di quelli che un tempo si era abituati a considerare come i fattori di separazione fra “urbano” e non urbano o “extraurbano”
Ci troviamo certamente di fronte ad un fenomeno urbano, ma sappiamo anche che per molti aspetti esso non si presenta con le qualifiche dell' aggregato urbano: la sua caratteristica è quella di appartenere culturalmente ai valori e alle prassi della città consolidata , ma di non possederne le qualità spaziali e architettoniche. Sono territori nei quali è difficile ritrovare i riferimenti propri della città storica o della periferia consolidata.
Tutto ciò ha portato all’emergere, tra gli addetti ai lavori, di due posizioni opposte: quella che auspica solo interventi di sostituzione totale del sistema insediativo, riproponendo alcune categorie tipiche dell’urbanistica moderna, o quella che considera questi insediamenti come i paesaggi  del nostro futuro, che dobbiamo quindi imparare ad accettare e a vivere così come sono.
Sono due posizioni opposte, ma solo apparentemente: tutte e due rivelano l’impossibilità di scorgere come, in tali contesti, esista qualche qualità urbana suscettibile di sviluppo, come in questi insediamenti vi sia un potenziale capace di produrre una città dotata di qualità urbanistiche e sociali.
A queste due posizioni ne contrapponiamo quindi una terza che, a differenza delle altre due, accetta l’insediamento disperso, con la consapevolezza però che è necessario intervenirvi al fine di costruire una “nuova città” capace di contenere qualcosa di quella complessità che la tradizione del vivere urbano ha sedimentato.
Per far questo occorre però partire da “quello che c’e” -spazi, architetture, modi di vita- al fine di favorirne lo sviluppo verso una nuova spazialità urbana, dotata di qualità sociali e ambientali corrispondenti alla domanda contemporanea.
Siamo inoltre consapevoli che:
a- le categorie e le metodologie della progettazione architettonica e urbanistica non sono finora riuscite ad intervenire in questa realtà se non stravolgendone gli elementi che le nostre ricerche hanno rilevato come caratterizzanti.
b- gli elementi ordinatori dell’architettura si pongono come elementi statici in un contesto che è quanto mai fluido.
c-  l’urbanistica fa riferimento a soluzioni “ingessate” e a volte totalizzanti che non lasciano spazio all’evolversi delle situazioni.
d- la complessità del fenomeno necessita di una capacità di integrare alle diverse scale in modo organico le discipline del progetto con i nuovi apporti disciplinari che concorrono alla costituzione delle nuove figure urbane.
e- in queste città si collocano le principali sfide che la pianificazione e il governo del territorio dovranno affrontare nel futuro.
f-   sono grandi e piccoli territori - numerosissimi e assai estesi in tutta Europa - accomunati anche da un "deficit d'immagine" che rende necessaria una progettazione capace di misurarsi contemporaneamente con le modalità d'uso e le caratteristiche morfologiche dello spazio.
g- questa attenzione all’uso come prassi progettuale rende questi territori luoghi dove il progetto urbano può rivelarsi lo strumento più idoneo.
h- è possibile sperimentare specifiche modalità di intervento su questi territori che siano comunque pienamente compatibili con la conclamata esigenza di evitare ulteriori consumi di suolo per usi edificatori.

Da queste brevi considerazioni è emerso da parte nostra la volontà di approfondire le tematiche proprie di questo contesto urbano al fine di mettere a punto nuovi temi di ricerca e soprattutto di individuare gli strumenti utili per ridurre il costo sociale della diffusione insediativa, per affrontare i conseguenti problemi amministrativi e  per restituire questi territori alla storia della città.
A tal fine proponiamo la costituzione di un centro studi in grado di coordinare e divulgare le diverse esperienze di ricerca e progettuali che si stanno sviluppando su questa tematica.
Si tratta di esperienze che trovano il loro radicamento in situazioni molto diverse, che comprendono vari processi di trasformazione del territorio, sperimentazioni progettuali, interventi portati avanti dalle amministrazioni, interventi spontanei, ricerche condotte in ambito universitario, iniziative economiche e produttive che investono il territorio.

Scopo del centro studi è quello di far confrontare questi diversi ambiti e costruire un patrimonio di conoscenze riflessive per avviare un processo che porti all'affermazione di  una nuova cultura del progetto, capace, tra l'altro, di includere anche i territori della diffusione insediativa (che in Europa sono numerosissimi e di grande estensione) tra quelli meritevoli di attenzioni specifiche nell'ambito dalle nuove politiche europee 2014-2020 (coniugando, ad esempio, in termini necessariamente originali i temi oggi in gran voga delle “città intelligenti e sostenibili”).

È previsto, pertanto, che la struttura possa lavorare in campo europeo e che sia aperta a persone, Enti e Istituzioni che  siano impegnati nell'affrontare i problemi della diffusione insediativa.
In particolare il Centro Studi sulla Città Diffusa ha per interlocutori:
-  l'Università, gli Istituti Culturali ed i  luoghi di studio, di elaborazione teorica e sperimentale sul tema
- le Istituzioni preposte al governo della città e del territorio
- le organizzazioni dei soggetti operanti nella trasformazione del Paese
- la popolazione in ogni sua espressione di soggetto protagonista dell'assetto spaziale e del suo uso.
Il Centro Studi sulla Città Diffusa si propone un'attività per la progettazione urbana e territoriale che è in un primo momento articolata come segue:
- organizzazione di attività di ricerca, di formazione e di confronto teorico
- organizzazione di una banca dati e costruzione di un sito, entrambi operanti con un sistema di comunicazione interattiva
- centro di studio e osservazione delle teorie e pratiche progettuali alle differenti scale d'intervento
- servizio di consulenza per gli attori delle trasformazioni territoriali e per l'attivazione di processi partecipativi
- redazione di studi e progetti specifici in relazione sia alle politiche territoriali europee che a particolari problemi locali