Convegno "Pensare la città diffusa" - Roma, marzo 2013. Sintesi della discussione

Sintesi di Rita Romano della discussione nel convegno "Pensare la città diffusa. Dalla descrizione al progetto" -  Roma, 12 Marzo 2013
 

La città diffusa tra radicamento del fenomeno e incertezza di scenari futuri

Città diffusa: due parole che nel loro affiancarsi si caricano del riferimento ad un universo. Un universo articolato, policromo, ibrido, sfuggevole e complesso.
Tanto sinteticamente efficace la sua definizione, tanto ardue le possibilità di comprenderne agevolmente caratteristiche e di confrontarsi in maniera valida con essa in termini  di progettazione e pianificazione urbana.
Proprio in relazione a queste considerazioni è stata organizzata una discussione sul tema dal titolo Pensare la città diffusa. Dalla descrizione al progetto, tenutasi a Roma il 12 Marzo 2013.
Il seminario ha preso praticamente il suo avvio dai risultati di una fase di ricerca svolta dal Gruppo Inu sulla città diffusa. La ricerca ha trovato una forma di sintesi e restituzione nel testo La città fuori dalla città (a cura di Marisa Fantin, Maurizio Morandi, Maurizio Piazzini e Lorenzo Ranzato) che con estrema sensibilità raccoglie, mettendole a sistema, esperienze significative, ragionamenti sulle problematiche metodologiche e  riflessioni sull' argomento.
Sia il seminario che il testo si sono configurati come il tentativo di dare un apporto all' attuale dibattito urbanistico sempre più acceso, oltre che necessario,  sulle nuove forme di urbanità che si sottraggono alle tradizionali interpretazioni della disciplina.
Tutti i contributi sopra citati, consapevolmente lontani dalla pretesa di esaurire il confronto con l'argomento, sono stati sicuramente solo un passo sulla lunga strada che la nostra disciplina è chiamata a percorrere per rispondere alle esigenze di una città che cambia secondo dinamiche inedite. Solo un passo, un passo però forse non trascurabile se si pensa al momento di grande difficoltà che l' urbanistica sta attraversando negli ultimi anni nel tentativo non semplice e non scontato di "ripensarsi".
Come evidenzia lo stesso titolo dell' incontro, esso è stato concepito con una duplice finalità. Da una parte quella di mettere a fuoco le caratteristiche e le dinamiche che connotano la città diffusa e quindi di tentare una sua "descrizione", dall' altra, quella di "pensare" alle possibilità di intervento su di essa in termini di qualità e sostenibilità.

La grande varietà dei punti di vista da cui è stato osservato il fenomeno ha messo in luce l' estrema poliedricità di esso. Ognuna delle descrizioni ne ha infatti evidenziato un aspetto differente.
Sotto il profilo morfologico la città diffusa si configura perlopiù come un insieme di grani e frammenti (Colarossi). La matrice compositiva di essi è costituita dall' aggregazione individualistica della casa unifamiliare che riconosce l' unico spazio di socialità all' ambito familiare e non più a quello urbano (Magnelli). E in questa dinamica sembra pericolosamente invertirsi il rapporto tra l'architettura e la dimensione urbana: il processo in atto in questi ambiti non riesce ad essere più la strutturazione del sistema insediativo ad opera dell' urbano, ma diviene la destrutturazione dell' urbano da parte del sistema insediativo.
Data la non continuità del tessuto insediativo, la città diffusa si mostra come un alternarsi di parti costruite e spazi non edificati, interstiziali, di incerta identità (Mattogno).  Nell’ attuale dimensione urbana questi spazi non possono essere più considerati altro dalla città, ma parte integrante di essa (Piazzini).  Molte di queste aree conservano ancora spesso un carattere agricolo sullo sfondo di in un paesaggio urbano in cui non è più possibile dire dove finisca la città e dove inizi la campagna.
Tuttavia, la complessità della città diffusa non si esaurisce in questo inedito rapporto in cui si perde la riconoscibilità dei tradizionali limiti tra città e campagna, ma si mostra anche nel suo essere legata ad altre dimensioni come quella delle trasformazioni socio - economiche e produttive e alle ripercussioni di esse sul territorio (Pavia).

Aspetti questi che connotano la città diffusa e che sono stati la base della riflessione su quali, invece, possono essere considerati elementi chiave nella progettazione in termini di riqualificazione di questi nuovi ambiti urbani.
Anche in questo caso la direzione di guardare al fenomeno della diffusione urbana non appare unica.
A partire del riconoscimento del mutato rapporto città - campagna si delinea, innanzi tutto, la necessità di confrontarsi con un progetto di territorio che sia capace di pensare ed immaginare nuove forme in cui la città e la campagna diventino aspetti di un' unica condizione, né più urbana, né più agricola ed in cui la funzione agricola sia considerata come un' importante e non sottovalutabile opportunità di riqualificazione ambientale, estetica, economica, sociale e culturale (Palazzo, Pallottini).
In secondo luogo il pensare alla possibilità di riqualificazione della città diffusa, sembra non poter prescindere dalla considerazione e dal confronto con due elementi territoriali: i margini urbani e le connessioni.
Le aree di margine costituiscono un "pericolo". In quanto aree libere esse sono quelle più facilmente investibili da dinamiche di espansione urbana in termini di consumo di suolo non controllato e non strutturato.
Ma sono al contempo una enorme potenzialità. Le aree di margine possono essere infatti intese come lo spazio laico della compresenza tra città e campagna (Morandi) e della delicatissima possibilità della loro comunicazione.
Relativamente alle connessioni, invece, la relazione più significativa che sembra essere necessaria recuperare è probabilmente quella della città diffusa con gli ambiti urbanizzati con cui attualmente essa non riesce ad instaurare una valida possibilità di dialogo ed integrazione (Piazzini).
E' poi evidente non solo agli esperti del settore della nostra disciplina, ma anche e soprattutto a chi vive i territori, che la sola localizzazione di funzioni rivolte alla riqualificazione non è sufficiente affinchè si possano avere delle ricadute positive in termini di qualità urbana. 
Occorre, dunque, creare connessioni idonee a mettere a sistema parti che altrimenti non sarebbero città, se si pensa alla città come un organismo fatto di relazioni.
Ciò può essere possibile sicuramente attraverso i tradizionali elementi di infrastrutturazione che siano in grado di incentivare il trasporto pubblico rispetto a quello privato (Magnelli, Latini).
A questi si affianca poi un nuovo elemento che più di altri si presta a poter assolvere all' arduo compito del mettere in relazione e di aprire dialoghi. Esso è rappresentato dalla capacità connettiva delle reti naturali (Pavia) e degli spazi non edificati, degli spazi dell' assenza della materia paragonabili al silenzio delle composizioni musicali (Piazzini). La loro carica compositiva e connettiva non è da rintracciarsi tanto nella possibilità della loro modificazione o alterazione, quanto, piuttosto, nell’ esaltazione di quella naturalità e di quel valore del silenzio che essi preziosamente detengono.
Le modalità di riqualificazione individuate, pur riguardando aspetti diversi, implicano una condizione di fondo comune, quella di una necessaria attenzione al consumo incontrollato di suolo.  E' essenziale, anche nelle ipotesi di densificazione (Latini), un uso rispettoso del territorio in termini di risorsa ambientale.
A prescindere dalla sua specificità, ogni intervento che voglia sapientemente porsi in termini di riqualificazione deve partire dalla consapevolezza che il territorio è una risorsa esauribile, una risorsa in termini non soltanto fisici, è un patrimonio comune (Magnelli). I territori portano con loro valori, culture, storie, segreti, racconti e tradizioni e quindi, forse, prima di modificarli, bisognerebbe imparare con passione ed attenzione a saperli ascoltare.

Attraverso quali metodi e strumenti dare vita a queste possibilità di riqualificazione?
Tutte le proposte discusse implicano un cambiamento ed un' innovazione della strumentazione urbanistica e delle modalità di pianificazione in atto, ma secondo un diverso grado di modificazione di esse.
Le riflessioni avanzate partano dalla considerazione della possibilità di applicazione di strumenti attuali, come progetti urbani o programmi integrati, non soltanto agli ambiti propriamente urbanizzati, ma anche a quelli diffusi e a quelli agricoli prossimi all' urbano (Pallottini).
Ciò viene ritenuto possibile, però, se attuabile attraverso una forte integrazione di forze non solo urbanistiche ma anche sociali, economiche ed ambientali, in un gioco di rimandi e di competenze che siano in grado di dialogare tra loro in maniera armonica (Pallottini).
La possibilità di fare riferimento ad alcuni strumenti attuali, non può prescindere, inoltre, da una revisione dei loro contenuti da un punto di vista tecnico. Gli strumenti in uso sono costituiti per lo più da indicazioni prevalentemente vincolistiche, spesso di difficile interpretazione e che nella loro dimensione esclusivamente normativa, non riescono, il più delle volte, a trasmettere in maniera immediata e chiara immagini di città future. Sarebbe auspicabile, quindi, introdurre affianco ai tradizionali contenuti degli strumenti,  scenari e linee guida in grado di delineare, già a partire dalla fase di pianificazione, il prodotto di una visione innovativa necessaria al recupero delle qualità del paesaggio urbano (Colarossi).
Accanto a queste opportunità si delineano poi ipotesi di rinnovamento più radicali come una revisione complessiva dei quadri normativi non più adeguati a regolamentare inedite dinamiche di trasformazione  urbana   o una nuova strategia complessiva di governo di territorio.
In ogni caso, sembra essere necessario trovare un diverso e più efficace modo di coinvolgimento degli stessi abitanti nei processi di pianificazione urbana dei territori, affinchè le modificazioni di essi siano il frutto non solo di ragionamenti e regole tecniche e saperi esperti, ma di progetti mediati e meditati da chi i territori li vive e li abita (Magnelli).

Il seminario ha messo sicuramente in luce come si siano raggiunte nel tempo la forte consapevolezza della dinamica che sta caratterizzando il divenire del territorio contemporaneo, la profonda comprensione delle sue caratteristiche prevalenti nonchè l' individuazione degli aspetti e degli elementi essenziali per la sua progettazione e  pianificazione in termini di riqualificazione.
Tuttavia, data la complessità del fenomeno analizzato, tutti gli elementi sopra citati sono ancora solo tasselli necessari e non scontati su cui è urgente continuare a riflettere e lavorare con intensità in modo che essi possano costituire un mosaico ricco, sfumato, composito ma organico nella direzione della pianificazione della città diffusa.